G.O.D. Great Ohio Desert, verbali, dissertazioni e motivazioni circa la scelta della copertina de La scopa del Sistema

Ebbene sì. Lo confesso. Ho cominciato a leggere uno dei soli due romanzi di David Foster Wallace, ossia il primo, “La scopa del sistema”, anno d’uscita 1987. Ne parlerò diffusamente, forse, o come tutte le cose troppo belle e troppo intime per essere condivise mi terrò le mie fantasiose osservazioni per me, questo ancora non l’ho deciso, e onestamente mi interessa relativamente poco perché quando scrivo qualcosa a proposito di un libro o di un film non c’è nessuno che me l’ha commissionato, non prendo soldi per questa “attività intellettuale”, faccio un po’ come fanno i sogni con la vita di tutti i giorni, ossia cerco di mettere ordine confusamente nella gran quantità di dati che si mischiano in una sola testa, in questo caso la mia, piazzata incomprensibilmente fra un’ascissa temporale che prende tutta la vita e una coordinata che si svolge in Italia nell’anno 2011, conti di qualcuno alla mano.

Ecco, leggere un libro di DFW, per me, (sono a pagina 89) e tentare di scriverne è come sognare e interpretare la grandissima quantità di suggestioni e visioni e ipotesi personali che il suo scrivere mi suscita, alla luce, ma non solo, del suo suicidio. Va detto che il senso dell’umorismo di alcuni personaggi secondari dei miei sogni è davvero particolare ma non mi soffermerò su questo, perché quello di cui voglio parlare è questa faccenda della copertina dell’edizione Einaudi Stile Libero.

 

Ora, io non so chi prende le decisioni lì all’Einaudi, o per quale strana convergenza di eventi si è deciso di mettere quella particolare copertina. Quello che so per certo è che solitamente, in un libro con protagonista femminile, è davvero una cosa azzardata, per non dire disonesta, piazzare la fotografia di una ragazza sconosciuta, poiché questa decisione crea, nel lettore, un ambiguità che definirei, in una parola, “fastidiosa“, in due parole “ambiguamente fastidiosa“. Dico ambiguamente perché, è chiaro, nessuno dice che la ragazza in copertina sia Lenore Beadsman, la protagonista di questo folle romanzo cartone animato di DFW, non lo dice proprio nessuno ma comunque l’immagine è lì a suggerire, a sussurrare che quella ragazza sdraiata sul letto che mordicchia un biscottino possa essere Lenore Beadsman, ma nessuno te lo dice apertamente, te lo immagini, ne sei condizionato volente o nolente perché comunque quell’immagine è stata messa su questo libro, lo sospetti fortissimamente addirittura, è come quelle frasi mancanti di una parola che devi mettere tu e si capisce benissimo che parola sia, parentesi, pare che il libro, questo libro, si concluda proprio con questo scherzetto qui, chiusa parentesi, sei tu che lo fai, loro, in un certo modo, lanciano il sasso e nascondono la mano, ma lasciatemi dire che questo sasso ti colpisce in fronte ogni volta che DFW per voce dei suoi personaggi descrive questa interessantissima eroina di cui, credevo, avessi il sacrosanto diritto di immaginare un volto, delle mani, un ambiente dove posizionarla. E dire che DFW ci mette veramente del suo per far crescere l’interesse attorno a questa ragazza che dice “merdimonio” e guida una macchina della mattel, la ditta di giocattoli – che veste perennemente con lunghi vestiti bianchi e converse nere alte. Per esempio, Mr Rick Vigorous, l’amante di Lenore, in uno dei primi suggestivi monologhi interiori esplificativi della loro storia descrive così la sua amata:

 “Lenore ha una caratteristica che attira gli uomini. Non è una caratteristica normale, o una caratteristica che possa essere spiegata. “…” disse sperando così di spiegarla. “Vulnerabilità è ovviamente una parola sbagliata. “Esuberanza” non basta. Entrambe le suddette parole significano, perciò falliscono. Lenore ha la caratteristica di una specie di gioco. Ecco. Il che, significando quasi niente, potrebbe funzionare. Lenore ti invita tacitamente a giocare un gioco che consiste di oscuri tentativi di scoprire le regole del gioco stesso. Che ve ne pare. Le regole del gioco sono Lenore, e giocare significa essere giocati. Scopri le regole del mio gioco, ride lei, ridendo con o di te.”

Posso tranquillamente affermare che a pagina 89 io, e immagino il comune lettore di DFW (sono esclusi altri tipi di lettori, vedi “LORO, FISICAMENTE DESTINATI ALLA SUPERFICIALITA’ VS NOI, I LETTORI DI DFW“) stiamo cominciando seriamente a innamorarci della sua protagonista che ormai ci è stata in gran parte svelata, e siamo con Rick Vigorous mentre lui, seduto al bar del loro primo appuntamento, cerca di sfiorarle un ginocchio sotto al tavolo muovendo la gamba ad arco, proviamo la sua stessa emozione e, da lettori, ci stiamo cominciando a proiettare nel nostro immaginario il volto di Lenore, descritto così diffusamente, che come nei sogni tendiamo ad arricchire con le nostre esperienze personali, presenti e passate.

E allora perché piazzare l’immagine di questa ragazza sconosciuta in copertina, chi diavolo è questa ragazza? Ci sono vari indizi che alternativamente ci fanno sospettare che quella non sia assolutamente Lenore Beadsman, e io lo spero vivamente perché non la immagino così, e altri che invece vogliono suggerirci che quella potrebbe essere chiaramente Lenore Beadsman: perché è nella copertina del libro che parla ampiamente di lei, per esempio, e ci sono degli indizi che continuamente tendono a fartici pensare, o quantomeno a mettere in dubbio l’evidenza lapalissiana che quella non possa essere Lenore, poiché Lenore è il personaggio di un libro. Ma quella copertina meschina tende a fare il gioco che fanno i registi cercando di animare i libri, appiccicando facce di attori bidimensionali a personaggi nemmeno tridimensionali, quadridimensionali, impossibili da rappresentare.

Di che indizi parlo? Per esempio, sulla copertina notiamo un accendino e a pagina 89 io già so che Lenore fuma sigarette ai chiodi di garofano, me l’ha detto Rick Vigorous, quindi quell’indizio è sensato. Lo sfondo, di un pallido celeste mattutino, richiama alla mia mente, così come la posa della ragazza, l’ambientazione del college e al tempo stesso quella di un presente fumettistico, proprio come quello del libro. Questi indizi mimano, consapevolmente o meno, una sorta di cognizione del libro, da parte di chi ha scelto la copertina. Però sappiamo che Lenore veste di bianco, mentre la ragazza in copertina ha una giacchetta viola. Degli appariscenti bracciali verdi a cerchio e delle Cuffie Hi Tech ancora non sappiamo nulla. Sappiamo inoltre, al momento, che Lenore non ha un orecchino al naso, mentre la ragazza sì. Entrambe hanno gli occhi blu e i capelli neri, ma non c’è traccia di frangette nel libro, al momento, e decisamente nessun accenno a quella ciocca viola. Che sia più avanti? Questo aumenterebbe solo la mistificazione perché a questo punto sono certo che la copertina sia stata messa abbastanza a casaccio, considerazione che mi viene dettata dal modus operandi tanto in voga al momento, di prendere copertine fotografiche da deviantart, abbastanza patinate ma realistiche, più o meno in tema con il libro, pagando poco gli autori che sono dei semisconosciuti e avere un bell’effetto. Di esempi ce ne sono a bizzeffe, soprattutto negli ultimi best sellers, e come al solito stanno esagerando, nel senso che adesso le copertine sono tutte uguali, hanno tutte la stessa atmosfera, ma questo è un problema comune dell’overdose di immagini e del sovrasfruttamento di un concetto riuscito, pubblicitariamente parlando. Ormai caduto nel tranello della copertina, impossibilitato dal prescinderci, a quel punto sono andato a vedere. Mi sono detto, “Vediamo di chi è questa immagine”. Volevo avere maggiori informazioni, mi capirete, voi pochi lettori di DFW. Ma anche voi altri potete mettervi nei miei panni. Cosa avreste pensato se sulla copertina del vostro libro dei Promossi Sposi delle elementari e quindi delle medie e quindi delle superiori avessero messo la foto di due bellimbusti?

Il risvolto di copertina recita Sanna Lindberg / Photoalto / Getty Images. C’è anche la C cerchiata che indica che i diritti sono riservati, “adesso”. La Photoalto altro non è che un gruppo di fotografi che si sono messi insieme per trasmettere un’idea di fotografia europea d’avanguardia, così recita il loro disclaimer. Alcune singole foto possono essere usate liberamente ma sembra che la produzione seriale e industriale e il suo sfruttamento per fini economici, come in questo caso, sia passivo di una qualche forma di addebito. Gli devi scrivere una mail o chiamare un numero di telefono, nel dubbio. La dicitura Getty Images fa sospettare che possano aver acquisito la foto anche gratuitamente, o per un prezzo irrisorio, visto che, la suddetta GI, offre quantità smisurate di immagini ad alta qualità e prezzi irrisori. Te le vendono un tanto al chilo, insomma, e una volta acquistate puoi stampigliarci sopra la c cerchiata dei diritti riservati. “Adesso”. La verità non la sappiamo ma ho il sospetto, tutto da verificare, che non abbiano pagato o abbiano pagato molto poco per l’immagine, cosa che mi interessa relativamente visto il danno cognitivo che la foto apporta alla lettura del libro. Comunque, andiamo alla fotografa, per vedere se possiamo scoprire di più su questa ragazza che pare sempre di più allontanarsi dall’idea che ho di Lenore Beadsman.

Cosa sappiamo. Dal nome, Sanna Lindberg, si annasa immediatamente aria nordica, e infatti la ragazza fotografata, almeno a me, da questa sensazione. Un’amica di Sanna? Una modella? Chi lo sa. Diciamo che guardandola non penso alla Sicilia. Dal sito delle Lindberg apprendiamo, sotto alla sezione about:

 Dai ritratti di interni al cibo, La fotografia di SL si concentra sulla semplice e naturale bellezza della gente e della vita. Il suo lavoro spazia dagli incarichi più convenzionali ai crudi documentari d’immagini – sempre con una spontaneo e umanistico approccio ai significati dei suoi oggetti, inserendoli in un contesto. Dopo diversi anni a Parigi e Tokyo Sanna ora vive a Stoccolma.

Bene. Adesso sappiamo che la nostra Sanna, approssimativamente quarantenne, bionda, dalle foto trovate in rete che la ritraggono, ha trascorso qualche tempo della sua giovinezza fra Tokyo e Parigi e adesso è, presumibilmente, tornata in patria. I suoi ritratti sono eterei, soggettivamente non mi piacciono granché ma alcune cose sono belle, e poi io non mi appassiono mai a un fotografo ma sempre a una fotografia, comunque. Nel suo sito non v’è traccia di questa collaborazione con la Einaudi per la copertina di un libro di DFW, quindi posso presumere due cose:

a) Sanna fa talmente tante cose importanti che chissenefrega della copertina di un libro per cui forse non è stata nemmeno pagata o comunque pagata poco perché aveva dato un chilo di fotografie a Getty Images da provare a vendere.

b) Sanna non sa nulla di questa copertina perché, per l’appunto, vive a Stoccolma e magari la sua foto è stata comprata e usata per il libro senza che fosse necessario lei lo sapesse.

Conclusione: che siate stramaledetti, decisori di copertine dell’Einaudi Stile Libero ma non tutti, solo quello o quella o il team che ha deciso di mettere questa foto meschina di Sanna Lindberg in copertina. Io voglio ingannarmi continuando a sperare che dietro ci sia uno studio accurato di mercati e lettori e si sia provato a fare un gioco di assenze come quelle che il libro stesso suggerisce in continuazione, di vuoti e pieni calcolati, per cui ti metto una foto che tu credi sia la protagonista e invece non lo è, un’astuzia degna di DFW stesso, anche se, consultando in rete le copertine originali di “The broom of the system”, compaiono solo copertine molto sobrie col nome dell’autore e del libro, una pare proprio essere quella del 1987, cioè la vedi e pensi che possa proprio essere un libro pubblicato nel 1987, lo deduci dal carattere delle lettere e dalla grandezza delle stesse, oppure, al massimo, un’altra copertina riporta come sfondo degli strani dischi che sembrano neon sfocati. Ce n’è addirittura una, decisamente più audace, inerente una audiolettura del testo, credo, che rappresenta la cittadina di East Corinth, dove Lenore vive, la cui sagoma riproduce il profilo di Jayne Mansfield. (avete letto bene, la cittadina è disegnata proprio sul profilo di Jayne Mansfield coi quartieri e tutto, proprio come nel libro, rappresentazione di un’idea stramba venuta al nonno di Lenore, appassionato cinefilo nonché fan della suddetta Jayne Mansfield, morta in un incredibile incidente stradale all’età di 34 anni, consultare Wikipedia per credere.)

Voglio credere a questo, voglio credere che sia stata messa per qualche sibillina e ancora a me oscura volontà, con un preciso intento, studiato nel dettaglio, dove si nasconde il diavolo, spero che sia stata causa di interminabili discussioni editoriali durate giorni, in cui all’Einaudi non si poteva entrare perché stavano discutendo della copertina del romanzo di DFW, e volavano parole grosse, si sentivano urla e addirittura più d’una persona era uscita piangendo dalla sala riunioni, dove c’era una corrente che voleva mettere una copertina sobria, appropriata, che non svelasse più di tanto del libro e un’altra, più subdola e geniale, che invece puntava a una mistificazione sottile in linea con tutto lo spettro del libro, con la sua aurea, un’aggiunta audace ma nobilissima, criptica, moderatamente pop, che avrebbe torturato i lettori per anni, conclusa con la consultazione dei più grandi esperti di marketing e pubblicità virale che alla fine si decisero per la mozione “Ragazza sconosciuta in copertina”, decisione seguita da un allegato dal titolo “G.O.D. Great Ohio Desert, verbali, dissertazioni e motivazioni circa la scelta della copertina de La scopa del Sistema” mandato via mail a tutti gli interessati alla discussione in cui si spiegava, in 300 pagine e altre 71 di note perché quella fotografia di Sanna Lindberg – quella e non un’altra – dovesse comparire sulla copertina della versione italiana del primo romanzo del più grande e ambiguo scrittore contemporaneo. Io spero con tutto il cuore che sia andata così, e non voglio neanche lontanamente immaginare che sia stata una decisione magari presa su due piedi, in una nebbiosa mattina norditalica, o addirittura ancora peggio, una decisione semplicemente presa per risparmiare, una rapida e cinica soluzione alla domanda:

– Che ci mettiamo in copertina per “La scopa del sistema” di DFW?

– Di cosa parla il libro?

– Di una ragazza che cerca la nonna, che è una seguace di Witt -.

– Mettici una bella figa sul letto, prova a guardare su Getty Images. Anzi, falla cercare alla stagista, poi portami un caffé e vai di là in Mondadori a dare una mano per sbobinare i nuovi nastri che ci ha mandato Fabio Volo. Sai dattilografare tu, no?

Annunci

6 pensieri su “G.O.D. Great Ohio Desert, verbali, dissertazioni e motivazioni circa la scelta della copertina de La scopa del Sistema

  1. Certo che è un po’ fallace anche questa, chi dovrebbe essere con quei tacchi? Lenore porta solo converse nere. Ma almeno ci lascia immaginare il resto!

  2. Decisamente fastidioso. Disturba la lettura, non solo perchè la foto fa schifo e sembra uscita da una rivista pop new generation barra emo con quelle ciocche viola che richiamano la giacca ma anche perchè non è assolutamente all’altezza del contenuto del libro.

  3. La copertina la trovo esteticamente piacevole. Temo proprio che sia questa la sua ragione. Non vedo nessi con Lenore, ma quella tipa vorrebbe rappresentare proprio lei. Non che quella coi tacchi si avvinasse di più eh! Ai fini di marketing, comunque, credo che funzioni meglio quella di Einaudi, per quanto ha la stessa attinenza di un ritratto di coccinella al mare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...