I Capitolati

E’ ora di riaprire questo benedetto blocco note, di spingere nuovo start, quindi accessori e aprire il blocco note. Si fa quando c’è una certa urgenza di dire qualcosa come in questa occasione, e bisogna farlo in fretta e senza tanti indugi, essere sinceri e metterci una pietra sopra.

Qualcosa andrebbe restituito in ordine di giustizia sociale, ascoltatemi bene, perché non sto per farvi la solita tirata sui pensionati che pagano sempre loro o sui ricchi e gli evasori che non pagano mai, sto per dirvi qualcosa che riguarda i nostri figli, i nostri famosi figli, il futuro radioso di questa nazione e del mondo intero, quelli che adesso girano coi pantaloni calati fin sotto alle mutande e quelli che ancora scorazzano, appena mollato il girello, coi loro piedi paffuti per le vostre case, pensate a loro e siate, siamo onesti con noi stessi. La considerazione finale ve la metto subito davanti agli occhi, così poi potremo ammirarla nel corso di questa breve tirata, è composta di due parole, e le due parole sono “Abbiamo perso” Ecco. Potrei anche fermarmi qui ma mi dilungherò ancora un po’, solo qualche riga.

E’ ora di ammettere che non hanno perso solo i politici, che da bravi capi popolo hanno solo sublimato quello che noi abbiamo fatto da tempo, ossia delegare le nostre scelte, abdicare la democrazia, noi lo abbiamo fatto per primi permettendogli di non farsi eleggere direttamente, e ora, ma solo dopo di noi, ci hanno dimostrato che hanno imparato al lezione e si sono messi da parte, pensate un po’: ditemi un’altra categoria che nel momento cruciale del bisogno perde la sua funzione per affidarsi ad una soluzione tecnica, demandare ad altri il proprio scopo naturale, pensateci: non esiste. Ora invece c’è, il cittadino votante italiano e il politico italiano. E’ il fine ultimo di un’evoluzione, dai greci che discutevano di democrazia coi loro sandali siamo arrivati fin qui, dove il politico si sfila dinanzi alle sue responsabilità e demanda a terzi i propri compiti. Chi siano questi terzi non lo sa nessuno, cosa importa, alla stessa stregua nella quale a noi non  importa chi ci comanda. State proprio attenti che questo è il nocciolo della questione. Provate a immaginare l’allenatore della nazionale di calcio che ai prossimi europei non decida direttamente chi selezionare,  ma dica eh no, questi sono gli europei, è roba seria, chiamiamo qualcuno competente. E dire che lui è il Commissario Tecnico. Possibile? Non esiste. Provate a immaginare dei chirurghi che non operino un paziente demandando ad altri l’onere, in un intervento particolarmente delicato, che riguarda una persona importante, è una cosa incredibile da pensare, è una cosa che non esiste, se tu sai fare una cosa e sei pagato per fare quella cosa, si deduce che tu sia il più bravo, in alternativa che tu sia almeno “bravo”, nella peggiore delle ipotesi che almeno tu abbia studiato per quello che saresti preposto a fare. Eppure i politici hanno fatto proprio così, qui in Italia, alla fine del 2011. E badate bene. Su nostro implicito esempio. Cittadini e politici sono un’unica monetina che ha smesso di dare testa o croce ed è rimasta in verticale. Possibile?

E dire che di segnali ne abbiamo ricevuti a bizzeffe, anzi, la cosa era divenuta da tempo imbarazzante. Considerate che il politico, come categoria, è totalmente improduttivo, il politico non fa nulla per la propria nazione, non pulisce strade, non prepara il pane, non costruisce case, non cura pazienti, niente, dalla sua opera giornaliera nulla viene di utile o condivisibile per i suoi concittadini. Fa politica, lui, ossia l’arte di governare la società, amministrare i beni della collettività, ed è costosissimo e inattaccabile. Ha blindato questo suo ruolo assurdo e improduttivo e qualcuno in televisione ti fa vedere chi è veramente, anche se lo sapevi già. Certo sentirlo dire: “Penso solo ai cazzi miei” fa un po’ impressione, dovrebbe fare un po’ impressione. Come se il famoso chirurgo in compagnia di un altro chirurgo dicesse “Ma chi cazzo se ne frega dei pazienti, l’ultimo l’ho operato a occhi chiusi e con una mano legata dietro alla schiena.” Ma non ci fa impressione. Perché noi siamo i primi che pensiamo ai cazzi nostri, e siamo legittimati a farlo, mica come il politico. Eppure esso, improduttivo, arrogante, ignorante, ridotto ad essere solamente un costo per tutti noi è lì beato, nessuno gli dice niente, nessuno può fare niente. Cosa c’entri tu, cosa c’entro io? Mi alzo alle sei del mattino tutti i giorni da trent’anni. E’ colpa mia? Sono loro che dovrebbero pensare a queste cose, ad amministrarci. E invece loro, come il bambino che tenta di provocare sempre di più l’adulto per vedere fin dove può spingersi, cosa hanno fatto? Si sono messi da parte nel momento del bisogno. Si può pensare a qualcosa di più vile? Se quando c’è da fare sul serio arrivano quelli bravi, allora fino ad oggi cosa è successo? Voglio dire, abbiamo bisogno di altri esempi? Di altre dimostrazioni pratiche? Ma l’italiano sembra essere impermeabile a tutto questo, all’italiano non interessa, ha altre cose a cui pensare. Quali cose? Non si sa. Lavora, dice. Lavorano tutti. E poi c’è la famiglia. Tengo famiglia dice l’italiano. Tengo famiglia dice il politico in tv. Penso ai cazzi miei.

 

La democrazia è morta: era morta già prima quando non potevamo più scegliere i nostri candidati ma adesso quest’aspetto si palesa nella sua più cruda realtà, nella nostra passiva e bovina accettazione, diviene esempio storico da tramandare ai posteri. Cosa è successo all’italiano? Come ci vedono, come ci giudicano fuori dal nostro acquario? Provate a pensare agli ultimi riconoscimenti conferiti ai nostri artisti, Benigni che cammina sulle teste delle persone andando a ritirare l’oscar, Dario Fo, il magnifico buffone che prende il premio Nobel per la letteratura. Non è esilarante? E chi è stato il nostro primo ministro per quasi vent’anni? Un puttaniere con la mania di raccontare barzellette. Ecco cosa siamo, come veniamo visti. Come giullari. E da giullari abbiamo il terribile compito di far ridere e l’incredibile libertà di poter dire la verità. E l’abbiamo fatto. Lo stiamo facendo, con il nostro comportamento. Abbiamo perso. Siamo la culla del fallimento della democrazia. Cosa ci è successo? Possiamo addurre a nostra discolpa un feroce e paralizzante senso d’impotenza. E’ come se non ci avessimo mai potuto fare niente. E’ accaduto, mentre accadeva, ma non a noi, eppure a tutti noi insieme. Mal comune mezzo gaudio, non ti curar di loro ma guarda e passa. Sono i motti degli italiani che senti continuamente. Avremmo forse dovuto fermarci e curarci di loro? Ma loro eravamo noi. Siamo gli ebrei che accettano di essere uccisi, le mucche che accettano di essere macellate. Sono parole pesanti, ma forse è peggio di così, peggio ancora. I nostri lager adesso sono le nostre case, i nostri numeri sul braccio i nostri codici fiscali, i nostri controllori non si palesano ma parlano via cavo, tutto intorno a noi. E non ci comandano: siamo placide bestie che vanno al macello, agghindati di un lusso schifoso. E’ un nazismo soft, più subdolo. In nostra difesa possiamo addurre il nostro feroce senso d’impotenza. Non è accaduto a noi, è accaduto a tutti. Mal comune mezzo gaudio. E’ ora di dirci la verità. Solo accettando la verità si può pensare di poter cambiare le cose, se mai ce ne fosse ancora la possibilità. Gente molto più in gamba di noi in passato diede l’esempio. Gesù non rimase nel tempio. Il soldato de “l’Alfiere” di Carlo Alianello, 1942, non capitolò, ultimo, solo, sconfitto. Lottava per la bellezza. Diceva: “Ma oggi con noi c’è la sventura, e questa è la parte più bella. Perché sopra, noi ci possiamo scrivere: senza speranza...” Noi, come cittadini, ci siamo arresi, noi abbiamo capitolato, e siamo la conferma empirica della frase che dice “Ogni popolo ha i governanti che si merita”. Si fa presto a dare la colpa ai politici, si faceva presto a dare la colpa a Berlusconi, ai tedeschi, agli evasori fiscali, ma si fa meno presto ad ammettere che i politici siamo noi, che Berlusconi siamo noi, che gli evasori fiscali siamo noi e dunque ecco, in due parole, abbiamo perso. Noi abbiamo capitolato. E possiamo acrivere anche sopra di noi “senza speranza”.

I nostri antenati si nascondevano sulle montagne e facevano agguati, si facevano uccidere per la democrazia. Noi stiamo in casa. Noi rimaniamo nel tempio. Ci indigniamo da fermi. Le nostre emozioni sono tutte sublimate, e così le nostre azioni, delegate. Deleghiamo tutto, le nostre decisioni, il nostro amore, le nostre responsabilità, e ora persino la nostra rabbia. L’altro giorno su facebook c’era uno che diceva “Indignàti contro la casta, vieni nel nostro gruppo a fare la rivoluzione.” Giuro. La rivoluzione dei clic. Vieni qui a fare la rivoluzione. In un gruppo di Facebook. Clicca su “mi piace”. Siamo quelli che ci incazziamo con l’evasore fiscale però poi dal dentista non chiediamo la fattura. Siamo quelli che ci indigniamo per la maleducazione della gente però lasciamo la macchina in doppia fila. Siamo quelli che si lamentano di come funziona il sistema ma al momento del bisogno abbiamo un parente che ci agevola in qualche maniera, o un conoscente, o un amico, o l’amico di un amico. Vi dice niente questo? E’ quello che mi ha fatto svegliare di soprassalto e correre al computer ad aprire il blocco note. Sì, è quello che pensi. Tutto questo ce lo meritiamo. Anzi, lo abbiamo placidamente pianificato, azione dopo azione. Delega dopo delega. I nostri politici siamo noi. Noi abbiamo perso. Noi abbiamo capitolato.

 

Qualcosa in termini di giustizia sociale andrebbe resa ai nostri figli e questa cosa è l’ammissione di una sconfitta senza precedenti. Dovremmo rendercene conto e cominciare a usare parole nuove, nuove frasi che tengano conto della nostra condizione. Il nostro PIL non dovrebbe più essere il Prodotto Interno Lordo ma il Prodotto Intero Loro. Per dire, dovremmo cambiare le parole e adeguarle a quello che siamo diventati, qualcuno, e non importa neanche chi, decide per noi, e questo è quanto. Sconfitti. E questa sconfitta non ha il suono dello schianto della battaglia, ma il rumore sordo di una bara che cade nel fondo di un oceano. Diceva Mario Monicelli, novantacinquenne suicida, gli italiani sono un popolo che ha bisogno di qualcuno che pensi per loro, e quando va bene va bene, quando va male appendono questo qualcuno per i piedi. Caro Mario, ci siamo persi anche questo finale, non c’è più qualcuno da appendere per i piedi, non ci interessa, vogliamo solo qualcuno che decida per noi. Tu te ne sei andato, meglio per te, adesso, alla fine del 2011, abbiamo un governo che nessuno ha votato, retto da politici che nessuno ha votato e ci crederesti? Nessuno dice niente, anzi, siamo contenti. I pochi arrabbiati rimasti nella peggiore delle ipotesi clicca mi piace su Facebook, firma un appello su internet, nella migliore distrugge la vetrina d’una banca, simbolicamente, come i primitivi danzavano alla luna per favorire la pioggia. Siamo il compimento del fallimento della democrazia, eccoci qui, abbiamo perso, siamo noi, gli italiani, i giullari, siamo i primi. Dovremmo capire e accettare questa cosa, e se qualcuno, i nostri figli o i figli dei nostri figli un giorno sapranno ricominciare, dovranno sempre avere a mente da dove vengono, sapere che noi abbiamo cominciato tutto, siamo stai il terreno fertile, il laboratorio. E dovranno essere vaccinati, e attenti, mettere delle sicure che impediscano ai futuri italiani di fare nuovamente gli italiani. Leggi, controlli, supervisioni, tutto affinché questo scempio non si ripeta. Si controllino l’un l’altro, si scuotano, si schiaffeggino, si minaccino se serve. Tutto, affinché questo scempio non si ripeta.

 

Vi chiedo scusa, io, a nome di tutti. Vi chiediamo scusa.

Questo ve lo dobbiamo. E adesso, mentre leggi queste righe, sappi che chi ti parla è uno sconfitto, uno che ha capitolato. Probabilmente leggerai questa cosa su facebook o su un blog, il che vuol dire che anche io sono come te, va tutto come sempre, non è successo mai, è accaduto a tutti. Tu che leggi queste righe, so già cosa farai, cosa penserai. Penserai che tu sei diverso, che tu no, sei iscritto a una lista civica, fai volontariato, hai occupato un centro sociale, non ti sei perso una manifestazione dal 1983. Però quando fra qualche mese andrai a riparare la macchina che un altro arrabbiato come te ti ha danneggiato nel corso di una manifestazione, e ti chiederanno se vuoi la fattura con l’iva al 23 per cento tu dirai che no, non la vuoi, perché hai problemi reali tu, e devi tirare avanti, tua moglie, la tua famiglia, e non chiederai la fattura, in fondo i soldi non li hai, te li hanno tolti tutti, e al bar ti lamenterai che colpiscono sempre gli stessi, gli indifesi, i più deboli, e mica se la prendono con quelli che evadono le tasse. E altri intorno a te ti daranno pacche sulle spalle. Mal comune mezzo gaudio. Non sono io, penserai. E’ qualcun altro.

E invece tu. E invece tu.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...