Sto scrivendo un libro


Vorrei scrivere questo romanzo, in realtà lo sto scrivendo, che parli di quello che mi succede ma che gli dia un’aria mistica, enigmatica, che sveli le cose mostrandone solo la superficie, capisci

Di cosa parla? C’è questo protagonista, falsamente autobiografico, nel senso, chi mi conosce potrà pensare, notando l’ambiente e magari riconoscendosi nei tratti di questo o quel personaggio che stia descrivendo la mia vita, ma in realtà tutte le funzioni sono grottesche, i modelli simbolici, gli eventi capovolti o assegnati a un’altra persona, a volte inventati, la maggior parte delle volte inventati, ma di quel tipo di invenzione che nessuno sa se sia successo veramente oppure no

Lo stile? Una cosa alla De Lillo, ma senza che i personaggi siano tutti così brillanti nei dialoghi, da un parte perché non ci riesco, dall’altra perché questa cosa che i personaggi di De Lillo siano tutti brillanti risulta un po’ fastidiosa a volte, cioè, uno può rispondere anche con una banalità a volte, nei romanzi come nella vita vera, capisci, cioè, se uno dei personaggi chiede a un personaggio femminile dove abiti lei non deve per forza rispondere “Nel cuore degli uomini” capisci, potrebbe benissimo dire “Quartiere Mazzini”, o no?

Poi ci sono delle note, no, non come Wallace, lui metteva note che ampliavano il discorso con lunghe digressioni particolareggiate o tecniche, le mie note sono inserite principalmente per darmi la possibilità di spaziare stilisticamente, capisci, il romanzo è scritto bene o male tutto in “un modo” mentre nelle note posso essere libero di usare le forme narrative o poetiche che più mi intrigano e magari si adattano a questa o a quella vicenda, mi spiego

Però lo stile deve essere una cosa fra il colloquiale e il sapienziale, Kerouac certo, ma con la semplicità di Hemingway a volte, quella gelida semplicità così somigliante al passare il dito su una lastra metallica con la sensazione che sia pulita per accorgersi, una volta sollevato il dito, che è pieno di polvere, ma senza dimenticare i tratti mistici di un McCarty de “La strada” o di un Eliot, così simbolicamente definitivo, ma bisogna stare attenti a usare il tono profetico, no, cioè, sì, è vero che non sia mai che qualcuno ti prenda sul serio, intendo che stanca, avvilisce il lettore il tono profetico, il lettore vuole scoprire da sé, poi contraddirebbe quella cosa di Hemingway e del dito, il tratto enigmatico

Sono tutti americani dici? Stai insinuando che leggo troppo narrativa americana o che leggo solo narrativa americana? O che dovrei leggere libri italiani? Contemporanei o passati? Mi annoia tremendamente la narrativa italiana, però mi è piaciuta la regia di Saverio Costanzo in “La solitudine dei numeri primi” vale lo stesso?

Comunque, questo protagonista fa parte di una Factory, un gruppo di artisti capisci, e il loro obiettivo è riuscire a fare un film con questa decadente e stravagante star del passato, il film ruota attorno ai loro appuntamenti per riuscire a incontrare questa stravagante diva e alle varie occasioni a cui devono partecipare per restare comunque nel mondo del’”arte” se così possiamo dire, anche se il continuum del libro è scandito dalle vicende personali del protagonista che appare sempre annoiato, distaccato, come se non gli interessasse nulla di quello che succederà, uno che è sempre inadeguato e insoddisfatto ma senza mostrarlo troppo concretamente, di modo da garantirmi un spazio d’osservazione ampio e il più possibile scientifico, anche se, pensandoci bene, il protagonista forse è un personaggio troppo negativo per il genere di libri che escono oggi in Italia, non è ambizioso, non è preda di grandi slanci emotivi o particolari frustrazioni, la sua è una specie di depressione controllata, non so quanto possa interessare un personaggio così, comunque c’è qualcosa che lo attrae, questa misteriosa ragazza, devi sapere, non vorrei dirti troppo a proposito del libro, che il personaggio principale ha questa ossessione per Maria Callas, gira tutto il giorno con queste cuffie vintage dove ascolta solamente Maria Callas, insomma, un giorno, quando intendo nel mezzo del libro si può dire un giorno? O devo a dire a un certo punto del libro? Comunque, un giorno, a un certo punto del libro incontra una ragazza che sembra somigliare incredibilmente a Maria Callas da giovane, e lui se ne innamora perdutamente, o meglio, questo non lo sappiamo, quello che sappiamo è che la sua ossessione per la voce e in maniera più ampia per il personaggio della vera Maria Callas si sovrappone a quella della ragazza, che cercherà di incontrare nuovamente e a cui penserà ossessivamente, ma non la conosce, non sa chi è, il nostro personaggio l’ha vista solo una volta per caso, e così il libro continua con lui che ha questa deriva urbana attraverso le notti di Bologna e gli accadimenti propri delle pagine, c’è molta droga nel libro, c’è anche un lutto, la morte ci vuole nei libri, la morte e il sesso, e ci sono talmente poche scopate che un po’ di morte ho dovuto mettercela nel libro.

Come dici, poi che succede? Come dire, ecco. Adesso vediamo. Siamo al momento in cui arrivi tu.

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2 pensieri su “Sto scrivendo un libro

  1. mi piace l’idea che il libro, a un certo punto, incontra una ragazza. una cosa del tipo.
    – ciao, sono il libro.
    la ragazza lo guarda perplessa.
    – il libro? quale libro?
    – il tuo libro.
    – ehi, ma se non t’ho mai visto prima!
    – però ti piaccio. dillo che ti piaccio.
    – non so.
    – sono il tuo libro: eh, devo piacerti per forza! dai, ti prego sfogliami nudo.
    la ragazza è infastidita, cerca di passare oltre, ma il libro s’apre di scatto, divarica le pagine e la ingoia. poi s’allontana nella notte di bologna emettendo un flebile ruttino.
    ecco.
    e poi cosa succede quando arrivo io? ovvio: leggo il libro.
    : )

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