Alessandro Ansuini

Rosso Rosso Rosso

InMusica, Poesia su 21 maggio 2012 a 18:26

1
Ballerine gambe di cacciavite affondano nella terra
Durante le loro piroette e restano inchiodate -
Spirito rasato – sedute a tavola con le posate verticali
Dietro teste divise da righe che le attraversano.

2
La dattilografia, quest’arabo aziendale, non ci avrebbe
Salvato e seguire una pista o un’altra non avrebbe chiarito
Come ci saremmo dovuti comportare di fronte a questa
Moltitudine di cavità.

3
Un uomo sistema le unghie di un defunto nel silenzio
Di una camera mortuaria. Quando finisce spegne la luce
Aggiungendo buio al buio degli occhi del morto.
Questa addizione pareva una formula che poteva condurre,
con una strana spirale,
Alla sagoma di dio.

4
Oceani, pieghette, scritte in sovraimpressione, i numeri
Dei cellulari non conducevano a nessuna persona
In particolare, una linea adsl con cui interpretare preghiere
E ancora nessuno, neanche le nostre mani: la visione
Di uno scarabeo capovolto che sforbiciava le zampette per l’aria
Poteva riassumerci per due millenni.

5
Mediocri sicurezze si sommavano a dettagli di abbigliamento
Sogno e televisione stavano sopra e sotto la realtà
Dove un tempo, soprattutto da giovani, si potevano
Sentire i corpi, mentre oggi tutto era solo un movimento
Di gambe con gli stivali, all star, un formicaio illuminato
Di neon coperto da risatine idiote, dove le teste formavano
Nuove scienze, le personalità erano cartelle disordinate
Piene di file introvabili, e la linea andava e veniva
Andava e veniva a singhiozzo mettendo a dura prova
La nostra fede nella pazienza.

6
La voce di persone anziane che usano parole desuete
La falsa accondiscendenza dei bancari
Durante le pubblicità, le improvvise pause
Di silenzio in stanze affollate ci conducevano in zone
Remote della nostra presenza, regni sottilissimi
In cui eravamo vetro e la persona riflessa nel vetro
Coccolati da superstizioni in cui dicevamo di non credere
Le fronti sporche di cenere, la consolazione che nessuna
Paura poteva essere più tremenda di questa, nessuna
Plastica più simile alla nostra pelle.

(Per ascoltare la poesia cliccare sull’immagine.)

Nessuno è stato qui

InPoesia su 12 maggio 2012 a 12:21

Alessandro Ansuini – Nessuno è stato qui

EPUB - PDF - Mobi

I edizione digitale: Maggio 2012
Copyleft 2012 Smith & Laforgue Indipendent Press
Collana “Clandestini Digitali”

Pausa al bordo della strada

InMusica, Poesia su 10 maggio 2012 a 21:16

Trasportato in una notte terrestre
dalla brezza ispirata di un sogno
trovata e spaurita che rimase
una pausa al bordo di una strada
contenente di tutto anche me
sotto la radura
cielo senza intermittenza e dorato
di un paese montagnoso straordinario.

Persino senza osservare
potei percepire il bagliore
gli angoli e le facciate
dei colossal da sciogliere
i chaos di abbigliamento
e la luce vivida riflettente
di molte piogge, e molte altre ancora
che si trovano in qualche luogo sotto
o dietro di me.

La mia anima è stata assorbita
da una sensazione di iridescenza
della libertà e delle altezze divine
ed ho levato i piedi al’infuori
come una fiamma infilzata.

E quanto gelosamente, licenziosamente
contro l’alito della bellezza gigantesca
che mi aveva circondato
quella, quella fiamma di sofferenza,
era il centro esatto
del paese della mia nascita.

A piedi nudi ed indigente
ho fatto una pausa ai bordi della strada
ed ho atteso la grazia
la mercificazione di celesti radianti.

Ed un vento, come un libro
mescolato alla sete delle fate,
degli alberi che fioriscono e sussurrano
lungo le crepe della strada
il trapuntare lungo e stanco di fili d’erba
leccanti lunghi tronchi che gradiscono
quelle linguette di fuoco
minuziosamente verdi.

I grandi fiori furfanti e i loro
petali trasparenti e rigonfiamenti
si sono rotti uniformemente
sotto le forme di alberi brillanti e maculati
finché mi abbandonai alla deriva
attraverso l’aria e i calici di volo
riempiti ai bordi del sole.

Il loro profumo, unico e dolce
profumo di queste cose e il senso
ricordano di me tutte le cose migliori
le stagioni primitive.

Ed improvvisamente
dalla strada da cui mi levai in piedi
soffocato da questo splendore, accecato
dal risultato di alcune profondità cangianti
apportate dal gran numero di angeli
che stavo aspettando
esse sono sembrate percorrere l’aria
affrontando impassibili soltanto
i lungo ciglia radianti di corpi quietamente esausti
che l’uccello turchese si improvvisò tra di loro
scoppiando nelle risate delle foglioline
che ballavano intorno e il litio
creaturine arancioni con delle macchioline nere
limitate nella loro nebbia.

Gli animali hanno il torto nell’aria
mentre hanno lasciato appresso
i loro passi di raso
per inseguire i fiori galleggianti e circondare
copulare con tutto
anche con me,
nei loro lucidi occhi.

Le spalle emettenti luce di angeli
una di loro, le nubi
in una certa misura di stupore
come se incapaci di contenere
la propria forma nuova
vivida luce di milioni di occhi.

Sono scivolato attraverso la pioggia dei fiori
rovesciato il loro umore per l’aria
gli animali lisci e luminosi si sono girati
erano tutti bagnati,
abbagliati, in una pausa al bordo della strada
con lo stesso pensiero ancora infilzato
elemosinando ascolto per le loro voci.

Il più giusto paese di dio, come muore in un crepuscolo cruciale, agghiacciante.

(Per ascoltare la poesia cliccare sull’immagine.)

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